Vitam exhalare

Uno vive, cioè: vive e basta, con una gamba, senza le gambe, monco perfetto dal cuore in su, dal cervello in giù, la vita continua, intrappolata per un po’ dentro un corpo, follia prodigiosa che nessuno sa come fermare, e tu ti guardi attorno e aspetti, ideando una vincita al tavolo da gioco, ignorando i colpi ripetuti e staccati della campana, tu sul tappeto e ko, dentro gli stretti battiti del tuo cuore tiri avanti a sognare di poter strappare dall’arbusto morto del tuo giardino una vita migliore. Allora hai cominciato a ridere e lei, (lei la vita, se no, cos’altro?) ha riso, e se non è stata la vita è stata la morte, e se non è stata la morte è stata la luce del sole che penetrava attraverso un buco nel muro, mentre il pianto è stato il tuo primo grido e, come tutti, sei stato fasciato e circondato di cure, e nessun re ha cominciato a vivere in altro modo. Con questo, te ne vai, hai da fare non sapendo cosa fare, e ti affretti giù giù verso la morte, che Dio si tolga dai coglioni, e scorgi solo una faccia attraverso una finestra, forse un vecchio uomo, senz’altro una vecchia donna, più piccoli di Dio, di certo molto di meno, abbastanza da sapere che per tutti c’è solo una maniera di entrare nella vita e di lasciarla. All’esterno e all’interno le sei fuori e dentro, la vita è indivisa da spiegazione e, succede; di pietra o sabbia o seta, o lo sfiatatoio per il fumo rapido del fuoco rosso e perfetto in una fornace, la troverai in ogni tempo seduta alla porta di casa.

 

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