Il quadrifoglio

Lo portò a casa e lo mise dentro un bicchiere di vetro. Le quattro foglioline verdi sporgevano fuori del bordo del bicchiere e Luigi ci versò dentro dell’acqua.
– Mamma, mamma, guarda! – gridò Luigi.
– Sono al telefono, Luigi, non lo vedi!
– Oh, scusami mammina.
– Certo caro, posso raggiungerti in macchina.
– Trallallera trallallero – continuò Luigi.
– Prenderò poi un taxi, come vuoi.
– Oh, fiorellino, fiorellino – canticchiò.
– Potrò rimanere fino a lunedì.
– Eh op e op e op – saltellò.
– LUIGI! per favore vai a giocare nella tua stanza!
Imbronciato Luigi obbedì e uscì dal salotto.
– Luigi mi fa diventare tutta scema, starà dai vicini; a cosa servono i vicini sennò? Certo caro, un giorno te lo faccio conoscere, a Natale magari, ma dimmi caro ti sono mancata? Ogni sera sotto le coperte mi eccito tutta pensando a te, tesoro, ti amo, tanto tanto, certo, sì bene, ciao ciao.
– LUIGI!
– Mamma, mamma, guarda! – Luigi si precipitò in salotto.
– E che cosa è?
– Un fiorellino, non vedi?
– È un quadrifoglio.
– L’ho raccolto per te, mammina.
– Ora va a nanna, è tardi.
– Non vuoi il fiorellino?
– Sì bene, ma ora a nanna.
– Te lo lascio qui sul tavolo, così rimane un po’ con te.
– Ok, non farmi arrabbiare, va a letto ora.

La televisione non trasmetteva granché, Luisa si addormentò.

 

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