Latte fresco

Mortimer si alzò dal letto e cercò le ciabatte, non le trovava mai vicino al letto, era come se camminassero da sole per la stanza. Era sempre così. Ogni mattina. Poi le trovava. Le infilava ai piedi e le faceva camminare. Entrò in bagno. Uscì dal bagno.
Si grattò le palle con una mano, andò in cucina e aprì la porta del frigorifero.
– Ciao – gli disse la bottiglia del latte.
– Ma che… – esclamò Mortimer.
– Ascolta Mortimer – continuò la bottiglia – questa volta devi occuparti di me!
Martimer si guardò attorno. Non capiva bene cosa succedeva. Allungò la mano nel frigo e afferrò una bottiglia di birra.
– Eh no! – strillò la bottiglia del latte.
– Cristo! – disse Mortimer. La birra gli scivolò dalle mani.
– Colonnello Mortimer!
– !?
– Accipicchia Mortimer quanto sei rimbecillito!
– Senti latte del cazzo. Che c’è?
– Sono tre mesi che me le sto gelando!
– Palle!
– Fai qualcosa Mortimer, non ne posso più, aiutami!
– Senti latte…
– Buttami, ti prego, fammi fuori, sono marcio ormai! Morti, abbi pietà di me…
Mortimer chiuse la porta del frigo.
Raccolse la birra da terra e la stappò. La schiuma schizzò dall’imboccatura della bottiglia e Mortimer ci appoggiò le labbra sopra. Prese un lungo sorso. Poi uscì dalla cucina. Si fermò in mezzo alla stanza. Riprese un sorso di birra. Si sedette sul letto, si piegò e prese la cornetta del telefono.
– Pronto?
– Ciao, sono Morti.
– Papà…

 

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