Il ritorno di Debra

Il telefono squillò.
Ruben alzò il ricevitore: – Pronto.
– Ciao, Ruben.
– Chi è?
– Ruben, sono Debra!
– Io non sono Ruben.
– Oh, mi scusi. – Debra riattaccò.
Il telefono squillò ancora sette volte.
– Pronto – disse Ruben.
– Ruben? – indugiò Debra.
– Qui non c’è nessun Ruben.
– Ma Ruben, che ti prende?
– …
– Ruben!
– Perché mi hai chiamato? – disse infine Ruben.
– Oh, è un po’ di tempo che volevo farlo.
– È meglio che non ci parliamo.
– Ma Ruben, sono due anni che non ci sentiamo.
– Beh, le cose stanno così.
– Dimmi almeno come stai?
– Bene. – Ruben cominciò ad agitarsi.
– Mi sei mancato, Ruben.
Ruben non rispose. Il petto gli faceva male. Poi disse:
– Cosa c’è?
– Non rimango a lungo in città, Ruben.
– …
– Ho pensato che potremmo incontrarci… per un caffè magari.
– Per piacere riappendi e lasciami in pace.
– Come vuoi. Ciao!
Debra aveva riappeso.
Ruben abbassò la testa e strinse il ricevitore all’orecchio. Chiuse gli occhi, aspettò, ascoltò il suo cuore e serrò gli occhi maggiormente e poi abbassò il ricevitore.

– Ti ringrazio di essere venuto – gli disse Debra.
– Sei sempre più bella – le disse Mike.
– Prendi un caffè?
– Sai che non bevo caffè, Debra.
– Oh, dimenticavo…
– Un bicchiere d’acqua mi andrebbe bene – aggiunse Mike guardandosi intorno.
Debra aprì il minibar e estrasse una bottiglietta di acqua minerale.
– Sei sicuro che non vuoi dell’altro?
– Senti Debra, perché mi hai chiamato?
– Ho voglia di fare all’amore con te, Mike.
– Ritorni dopo due anni, cerchi un motel e vuoi farti scopare?
– Mike, che ti prende?
– Non sarei dovuto venire.
Mike si diresse alla porta.
– Mike!
– Lascia stare… – Mike aprì la porta.
– Aspetta Mike!
– Mi dispiace Debra. Addio. – Mike uscì e chiuse dietro di sé la porta.

– Debra, non credo che sia una buona idea – le disse Charlie.
– Potremmo almeno riprovare – disse Debra.
– Non ci hai mai provato. Tra noi è finita.
Charlie fece cenno al cameriere ed estrasse una banconota.
– Charlie, mi sei mancato. – Debra appoggiò il palmo della mano sulla mano di Charlie. Charlie ritrasse la mano e si alzò dal tavolo. Disse:
– Con quanti sei andata a letto da quando sei qui?
– È te che ho chiamato!
– Io ti ho amata. Lo sai. – Charlie lasciò il tavolo e si diresse verso l’uscita.
– Adesso piantala Charlie, lo sai che ti voglio bene…
Debra lo raggiunse e lo afferrò ad un braccio. Charlie si scostò:
– Che idiota sono stato – e impettito uscì dal ristorante.

– Sei arrabbiato con me?
– Credevo che tu fossi partita – le disse Ruben.
– Non riuscirei a partire senza vederti.
– Io ti amo ancora, Debra. Non farmi del male.
– Anch’io ti voglio bene, Ruben.
– Debra, tu non sai amare.
– Sono cresciuta Ruben.
– Cosa vuoi dire?
– Ruben. Io, io ti amo. Ho bisogno di te.
– Dove sei?
– Sono al Motel Belle Etoile.
– Sì.
– Ti aspetto Ruben.
– Sì, sì.
Ruben abbassò il ricevitore. Serrò gli occhi. Sentì contro le sue costole di nuovo il suo cuore, tanto da fargli male.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...